Don Luigi Maria Epicoco Riflessione del vangelo di Oggi

Riflessione del vangelo

All’immagine di Gesù mite e umile di cuore, si contrappone l’immagine di Gesù del vangelo di oggi: «Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». Gesù non è bipolare. Non c’è nemmeno contraddizione tra la sua mitezza e la forza che tira fuori nel vangelo di oggi. I miti sono quelli che sanno usare una estrema fortezza verso ciò che conta. E a Gesù non va assolutamente a genio che si possa fare commercio con le cose di Dio. Non è la questione di oggetti e ricordini, è l’idea che l’esperienza della fede possa essere comprata e venduta come qualunque altra merce. Nella vita reale se tu paghi qualcuno perché ti ami, non penserei nemmeno lontanamente che quello possa essere chiamato amore. È solo prostituzione in tutte le sue declinazioni. Anche nella fede è così. Non si può dare un prezzo alla relazione con Dio. Dio non lo si compra ne lo si vende. E la prova è Gesù stesso: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo». La nostra fede non è un oggetto, non è merce, non è nemmeno un posto, né un tempio fatto di pietre. La nostra fede è Qualcuno, è Gesù stesso. In questo senso esula la nostra normale logica di gestione delle cose. Il sacro non va gestito, va incontrato. L’esperienza della preghiera è l’esperienza di incontrare Qualcuno e non di imbonirsi una vaga divinità. Ha ragione Gesù ad essere arrabbiato: non capire la preghiera, fraintenderla, pervertirla, significa condannarsi a rimanere prigionieri di una pratica religiosa che non ha niente di vivo dentro. E ciò che non è vivo, non salva.

Giovanni 2,13-22

Don Luigi Maria Epicoco

 

 

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